UCV – Escuela de Comunicacion Social

Asignatura de Italiano del prof. Attilio Folliero

Italiano I – Lezione 03

Posted by Prof. Attilio Folliero su 04/10/2011

A cura del prof. Attilio Folliero

Italiano I – Lezione 03

I colori

I colori della bandiera dell’Italia

Verde, bianco e rosso

I colori della bandiera del Venezuela

Giallo, azzurro e e rosso

 I numeri

Cifra araba
Numero cardinale
Numero ordinale
Numero romano
1
Uno
Primo
I
2
Due
Secondo
II
3
Tre
Terzo
III
4
Quattro
Quarto
IV
5
Cinque
Quinto
V
6
Sei
Sesto
VI
7
Sette
Settimo
VII
8
Otto
Ottavo
VIII
9
Nove
Nono
IX
10
Dieci
Decimo
X
11
Undici
Undicesimo
XI
12
Dodici
Dodicesimo
XII
13
Tredici
Tredicesimo
XIII
14
Quattordici
Quattordicesimo
XIV
15
Quindici
Quindicesimo
XV
16
Sedici
Sedicesimo
XVI
17
Diciassette
Diciassettesimo
XVII
18
Diciotto
Diciottesimo
XVIII
19
Diciannove
Diciannovesimo
XIX
20
Venti
Ventesimo
XX
21
Ventuno
Ventunesimo
XXI
22
Ventidue
Ventiduesimo
XXII
23
Ventitré
Ventitreesimo
XXIII
24
Ventiquattro
Ventiquattresimo
XXIV
25
Venticinque
Venticinquesimo
XXV
26
Ventisei
Ventiseiesimo
XXVI
27
Ventisette
Ventisettesimo
XXVII
28
Ventotto
Ventottesimo
XXVIII
29
Ventinove
Ventinovesimo
XXIX
30
Trenta
Trentesimo
XXX
40
Quaranta
Quarantesimo
XL
50
Cinquanta
Cinquantesimo
L
60
Sessanta
Sessantesimo
LX
70
Settanta
Settantesimo
LXX
80
Ottanta
Ottantesimo
LXXX
90
Novanta
Novantesimo
XC
100
Cento
Centesimo
C
200
Duecento
Duecentesimo
CC
300
Trecento
Trecentesimo
CCC
400
Quattrocento
Quattrocentesimo
CD
500
Cinquecento
Ciqnuecentesimo
D
600
Seicento
Seicentesimo
DC
700
Settecento
Settecentesimo
DCC
800
Ottocento
Ottocentesimo
DCCC
900
Novecento
Novecentesimo
CM
1.000
Mille
Millesimo
M
2.000
Duemila
Duemillesimo
MM
3.000
Tremila
Tremillesimo
MMM
4.000
Quattromila
Quattromillesimo
__
IV
5.000
Cinquemila
Cinquemillesimo
_
V
6.000
Seimila
Seimillesimo
__
VI
7.000
Settemila
Settemillesimo
__
VII
8.000
Ottomila
Ottomillesimo
___
VIII
9.000
Novemila
Novemillesimo
__
IX
10.000
Diecimila
Diecimillesimo
_
X
100.000
Centomila
Centomillessimo
_
C
1.000.000
Un milione
Milionesimo
_
M
4.000.000
Quattro milioni
Quattromilionesimo
=
IV
1.000.000.000
Un miliardo
Miliardesimo
=
M

 

Nota

  • I numeri romani quando hanno una linea sopra si moltiplicano per mille; esempio: IV con la linea sopra significa 4.000;
  • Quando hanno due linee sopra si moltiplicano per un milione (1000 x 1000); esempio: M con una linea sopra significa 1.000 x 1.000, ossia un milione; M con due linee sopra significa un miliardo, ossia 1.000 X 1.000 x 1.000.
  • Occorre aggiungere che in informatica non esistono i caratteri corrispondenti ai numeri romani con linee sovrapposte; è possibile riprodurre i numeri in caratteri romani fino al 3.999; per i successivi occorre eseguire un arteficio, come quello utilizzato da noi: digitare prima una linea (_), o il segno di uguale (=) per simulare una doppia linea, quindi immediatamente sotto, scrivere il segno che simula il numero romano.

L’articolo

Tavola riepilogativa degli articoli

Genere
Articoli determinativi
Articoli indeterminativi
Singolare
Plurale
Singolare
Plurale
Maschile
IL
I
UN
Maschile
LO
GLI
UNO
Femminile
LA
LE
UNA
 
Articolo, dal latino articulus che significa “piccolo arto”, è la parte variabile del discorso che indica il genere (maschile o femminile) ed il numero (singolare o plurale) del nome ed allo stesso tempo specifica se il nome è determinato (articolo determinativo) o indeterminato (articolo indeterminativo).

Se diciamo: prendi la sedia, ci riferiamo ad una sedia specifica, determinata; se diciamo prendi una sedia ci riferiamo ad una sedia qualsiasi, indeterminata.

L’articolo si premette al nome, ma può premettersi a qualsiasi parte del discorso che in tal caso assume valore di nome. Esempi:

  • leggere è verbo; il leggere (nome) è piacevole;
  • bello è aggettivo; il bello (nome) è apprezzato;
  • troppo è avverbio; il troppo (nome) stroppia;
  • ma è consgiunzione; un ma (nome) non accontenta.

L’articolo determinativo

L’articolo determinativo è variabile nel genere e nel numero.

  • Articoli determinativi singolari: il, lo, la
  • Articoli determinativi plurali: i, gli, le

Il e plurale i si usano davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante, escluso quelli che cominciano con s impura, z, x, y, gn, pn, ps. Esempi:

  • il prato, i prati;
  • il fiume, i fiumi;
  • il lago, i laghi.

Lo e plurale gli si usano davanti ai nomi maschili che cominciano per vocale e per s impura, z, x, y, gn, pn, ps. Lo si apostrofa davanti ai nomi che cominciano per vocale; gli si può apostrofare davanti ai nomi che cominciano per i. Esempi:

  • l’albero (lo albero), gli alberi;
  • l’angolo (lo angolo), gli angoli;
  • l’ebreo, gli ebrei;
  • l’incidente, gli incidenti;
  • lo scolaro, gli scolari;
  • lo studente, gli studenti;
  • lo zucchero, gli zuccheri;
  • lo xilofano, gli xilofani;
  • lo yogurt; gli yogurt;
  • lo gnomo, gli gnomi;
  • lo pneumococco, gli pneumococchi;
  • lo psicologo, gli pscicologi.

Nota bene: parole che iniziano per gn, x, y, pn, ps sono rare; parole che iniziano per pn e ps sono soprattutto di natura medica, come pneumo, pneumococco, psicologo. Pneumatico, probabilmente la più nota parola che inizia per pn fa eccezione e vuole il. Ho il pneumatico bucato.

La e plurale le si usano davanti ai nomi femminili. La si apostrofa davanti a nomi che cominciano per vocale; Le non si apostrofa quasi mai, solo raramente davanti a nomi che cominciano con la vocale e. Esempi:

  • La frutta; le frutte;
  • La scuola; le scuole;
  • L’ora (la ora); le ore;
  • L’idea (la idea); le idee;
  • L’elemosina (la elemosina); le elemosine.

L’articolo indeterminativo

L’articolo indeterminativo varia solo nel genere (maschile e femminile); non ha il plurale. Gli articoli indeterminativi sono: un, uno, una

Un si usa davanti ai nomi maschili che cominciano per vocale o per consonante, esclusi quelli che cominciano con s impura, z, x, y, gn, pn, ps. Esempi:

  • Un albero; Un episodio; Un incidente; Un ombrello; Un uomo;
  • Un bosco, Un casco; Un dado; Un fiume; Un gatto; Un lago; Un monaco; Un nonno; Un prato; Un quadro; Un ramo; Un telefono; Un violino;
  • Un salame; Un seme; Un sindaco; Un somaro; Un succo.

Uno si usa davanti ai nomi maschili che cominciano per s impura, z, x, y, gn, pn, ps. Esempi:

  • Uno scolaro; Uno stagno; Uno studente;
  • Uno zucchero;
  • Uno xilofano;
  • Uno yogurt;
  • Uno gnomo;
  • Uno pneumococco;
  • Uno psicologo.

Una si usa davanti ai nomi femminili. Una si apostrofa davanti a nomi che cominciano per vocale. Esempi:

  • Una frutta;
  • Una scuola;
  • Un’ora (una ora);
  • Un’idea (una idea);
  • Un’elemosina (una elemosina).

L’articolo indeterminativo non ha plurale. Per indicare, in forma indeterminata più esseri o più cose si usano o gli aggettivi indefiniti qualche (al singolare), alcuni e alcune (al plurale) o i partitivi dei e degli. Esempi:

  • un racconto;
  • qualche racconto;
  • alcuni racconti;
  • dei racconti.

Il nome

Il nome o sostantivo è la parte variabile del discorso che indica persone, animali, o cose; con il termine “cosa” si fa riferimento a esseri inanimati, sentimenti, idee, azioni.

Il genere del nome negli esseri animati

Rispetto al genere, il nome può essere maschile o femminile. Sono maschili i nomi degli esseri animati di sesso maschile; sono femminili quelli degli esseri animati di sesso femminile. Esempi:

  • Nomi maschili: Giovanni, Mario, Andrea, Luigi, Francesco, Giuseppe, Antonio, poliziotto, professore, maestro, ragazzo, bambino, nonno, zio, padre, babbo, figlio, fratello, cugino, avvocato, presidente.
  • Nomi femminili: Giovanna, Maria, Andreina, Luigia, Luigina, Francesca, Giuseppina, Antonietta, poliziotta, professoressa, maestra, ragazza, bambina, nonna, zia, madre, mamma, figlia, sorella, cugina, avvocatessa, presidentessa.

Il genere del nome negli esseri inanimati

Generalmente i nomi che terminano in:

  • -a sono femminili;
  • -o sono maschili;
  • -u maschili se nomi concreti, femminili se astratti
  • -e ed –i sono maschili o femminili
  • -consonante sono maschili

Approfondimento

Il genere del nome negli esseri inanimati è più complesso. Tuttavia esistono alcune norme che ci possono aiutare a distinguere il genere:

a)    I nomi terminanti in –o sono solitamente maschili. Esempi: libro, tavolo, quaderno, vaso, ritratto.

  • Mano, radio, dinamo, moto, auto sono femminili e quindi vogliono l’articolo femminile: la mano, la radio, la dinamo, la moto, l’auto (la auto).
  • Eco è un nome che al singolare è indifferentemente femminile o maschile; al plurale è maschile. Al singolare “ l’eco (la eco) lontana”, oppure “l’eco (lo eco) lontano”; al plurale “gli echi lontani”

b)    I nomi terminanti in –a sono generalmente femminili. Esempi: carta, cartella, casa, terra, pianta.

  • Attenzione: alcuni nomi, tra i quali alcuni di origine grega terminanti in –ma e –ta sono maschili. Esempi: il vaglia, il pigiama, il nulla, il teorema, il problema, il poema, il pianeta.

c)    I nomi terminanti in –u sono generalemente

  • maschili, se concreti. Esempio: il bambù, il cauicciù, ma anche il tabù.
  • femminili, se nomi astratti. Esempi: la gioventù, la virtù;

d)    I nomi terminanti in -i ed –e possono essere maschili o femminili; non esistono norme precise. Esempi: il brindisi, la crisi, il ponte, la sede, la sete, il caviale, la lezione;

e)    I nomi terminanti in consonante, spesso di origine  straniera sono quasi sempre maschili. Esempi: il caos, il referendum, il gas, lo sport, il bar, il lapis.

f)     Riguardo in nomi geografici

  • I nomi di città e isole sono femminili. Esempi: l’antica Roma, la vicina Valencia, la ricca Maracay, la bella isola Margarita, tranne Il Cairo, il Pireo, il Madagascar; infatti si dice ad esempio “il lontano Madagascar”.
  • I nomi di oceani, mari, laghi, fiumi e monti sono maschili, anche se ci sono molte eccezioni. Esempi: l’immenso Pacifico, l’antico Mediterraneo, il piccolo lago Valencia, il bianco monte Bolivar. Eccezioni e quindi femminili: le Ande, la Loira, la Senna
  • I nomi dei continenti e delle regioni terminanti in -a e –de sono femminili. Esempi: la vecchia Europa, l’America Latina, l’Italia, l’Argentina, la Colombia. Eccezioni: il Guatemala, il Bengala, il Costa Rica, il Venezuela.

g)    I nomi delle piante sono maschili. Esempi: il triste salice, il salice piangente, il mandorlo fiorito. Eccezioni: la quercia, la betulla.

h)   I nomi dei frutti sono femminili. Esempi: la pesca, la mela, l’uva, la pera, l’albicocca, la nocciolina, la banana, la fragola, la ciliegia. Attenzione il frutto dell’arancio è sia maschile che femminile; il dattero è maschile.

i)     Piante e frutti identici: il cedro, il limone, il fico, il pistacchio indicano sia il frutto che l’albero.

j)      I nomi dei mesi e dei giorni della settimana sono maschili. Unica eccezione la domenica, femminile.

La formazione del femminile

I nomi degli esseri inanimati non possono subire trasformazione di genere, ossia sono sempre o maschili o femminili. I nomi degli esseri animati possono mutare genere, mediante il cambiamento della desinenza, ossia della vocale finale. I principali mutamenti sono:

a)    La forma femminile si ottiene mutando la desinenza maschile o, e, i in a. Esempi:

  • Cognato, cognata
  • Cavallo, Cavalla
  • Gino, Gina
  • Carlo, Carla
  • Nonno, nonna
  • Figlio, figlia
  • Cugino, cugina
  • Zio, zia
  • Ragazzo, ragazza
  • Bambino, bambina
  • Francesco, Francesca
  • Paolo, Paola
  • Giardiniere, giardiniera
  • Signore, signora
  • Marchese, marchesa
  • Giovanni, Giovanna

b)    Alcuni nomi terminanti in e, o, a formano il femminile con –ina. Esempi:

  • Eroe, eroina
  • Gallo, gallina
  • Andrea (maschile in italiano), Andreina
  • Giuseppe, Giuseppina

c)    Alcuni nomi formano il femminile in modo irregolare. Esempi:

  • Dio, dea
  • Cane, cagna
  • Zar, zarina
  • Stregone, strega

d)    Alcuni nomi formano il femminile in modo del tutto differente dal maschile. Esempi:

  • Maschio, femmina
  • Uomo, donna
  • Papà, mamma
  • Padre, madre
  • Fratello, sorella
  • Marito, moglie
  • Genero, nuora
  • Celibe, nubile
  • Compare, comare
  • Cavalire, dama o amazzone
  • Messere, madonna
  • Becco, capra
  • Montone, pecora
  • Bue (o bove), mucca (o vacca)
  • Porco, scrofa
  • Fuco, ape

Il plurale dei nomi

I nomi, in italiano, rispetto al numero hanno il singolare quando indicano un solo essere o una sola cosa, il plurale quando indicano più esseri o più cose. Il plurale di un nome si forma semplicemente mutando la desinenza.

I nomi possono essere suddivisi in tre classi, secondo la vocale finale:

  • I nomi della prima classe hanno la vocale finale a
  • I nomi della seconda classe hanno la vocale finale o
  • I nomi della terza classe hanno la vocale finale e

Nomi terminanti in a plurale in e (nomi femminili), in i (nomi maschili)

I nomi terminanti al singolare in a formano il plurale in e se femminili, in i se maschili. Esempi:

  • Singolare maschile: il dramma; plurale: i drammi
  • Singolare femminile: la scatola; plurale: le scatole

Nomi terminanti in o plurale in i

I nomi terminanti al singolare in o, sia se sono maschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:

  • Singolare maschile: il libro; plurale: i libri;
  • Singolare femminile: la mano; plurale: le mani.

In realtà mano è l’unico nome femminile terminante in o che forma il plurale regolare in i. La maggior parte dei nomi terminanti in o sono maschili.

Nomi terminanti in e plurale in i

I nomi terminanti in e, sia maschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:

  • Singolare maschile: il giudice (i giudici); il balcone (i balconi);
  • Singolare femminile: l’azione (le azioni); la legge (le leggi).

L’aggettivo

L’aggettivo è quella parte del discorso che serve a qualificare o a determinare il nome. A seconda della funzione che svolgono, gli aggettivi si distinguono in qualificativi o determinativi. Esempi:

  • Io vivo in un appartamento
  • Io vivo in un appartamento grande
  • Io vivo in quell’appartamento

Nel primo caso sto dicendo che vivo in un appartamento; nel secondo caso sto aggiungendo la qualità dell’appartamento in cui vivo, infatti sto qualificando l’appartamento come grande; nel terzo caso sto indicando, con un aggettivo determinativo (quello), l’appartamento in cui vivo.

L’aggettivo è una parte variabile del discorso perché muta la desinenza finale a seconda del genere (maschile o femminile) e del numero (singolare o femminile).

L’aggettivo qualificativo

L’aggettivo qualificativo esprime una qualità del nome. Gli aggettivi qualificativi sono innumerevoli, perché innumerevoli sono le qualità che possiamo attribuire ad un nome. Una persona, ad esempio può essere: giovane, anziana, bella, brutta, alta, bassa, magra, grassa, grande, piccola, bionda, bruna, educata, maleducata, preparata, impreparata, colta, ignorante, triste, felice, allegra, noiosa, sincera, bugiarda, pigra, attiva, malata, sana, ecc…

Genere e numero dell’aggettivo qualificativo

L’aggettivo qualificativo è una parte variabile del discorso perché muta la desinenza finale secondo il genere (maschile o femminile) ed il numero (singolare o femminile). Per la formazione del genere e del numero valgono le stesse norme del nome.

Presente indicativo dei verbi regolari (Amare, Temere, Servire)

Presente Amare
Io am-o
tu am-i
Lui am-a
Lei am-a
Noi am-iamo
Voi am-ate
Loro am-ano
Presente Temere
Io tem-o
tu tem-i
Lui tem-e
Lei tem-e
Noi tem-iamo
Voi tem-ete
Loro tem-ono
Presente Servire
Io serv-o
tu serv-i
Lui serv-e
Lei serv-e
Noi serv-iamo
Voi serv-ite
Loro serv-ono

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